Il caveau del futuro: come una montagna nel gelo protegge il cibo del mondo


Il caveau del futuro: come una montagna nel...

Di cosa avremo bisogno, davvero, se un giorno tutto dovesse andare storto?
Oro, petrolio, diamanti? La risposta potrebbe essere un’altra e, per certi versi, inattesa: semi. Piccoli ma essenziali, poiché vitali.
È con questa consapevolezza che, a 1.200 chilometri dal Polo Nord, nel cuore gelido dell’arcipelago delle Svalbard, è stato costruito uno dei luoghi più affascinanti del nostro tempo: lo Svalbard Global Seed Vault, la “cassaforte globale dei semi”.

Le isole Svalbard si trovano nel Mare Glaciale Artico e rappresentano la parte più settentrionale della Norvegia, nonché le terre abitate più a nord del pianeta. Ed è proprio qui, terra del sole di mezzanotte e della notte polare, dato che da aprile a fine agosto il sole non tramonta mai e, al contrario, durante i mesi invernali non esiste la luce del giorno, che è stata costruita questa cassaforte: dietro una porta di acciaio incastonata nella roccia e circondata di neve e ghiacci, si estende un tunnel che è stato scavato nella montagna e che conduce a tre camere blindate. Qui, a -18°C, sono conservati oltre 1,3 milioni di campioni di semi provenienti da tutto il mondo: grano, riso, mais, legumi, ortaggi, piante selvatiche. Tutto questo rappresenta un vero e proprio backup della biodiversità agricola del pianeta.

L’idea di creare un deposito globale dei semi nasce negli anni ’80, quando il Nordic Gene Bank iniziò a conservare sementi nordiche in una miniera abbandonata delle Svalbard. Ma fu nel 2004, grazie all’impegno del genetista Cary Fowler e al sostegno della FAO e del Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche, che il governo norvegese decise di costruire una struttura permanente.
Questa “cassaforte” è stata inaugurata nel febbraio 2008, ed è oggi gestito da un consorzio che include il governo norvegese, il Nordic Genetic Resource Center (NordGen) e il Crop Trust.

Il cibo è geopolitica
Il cibo non è solo nutrimento: è potere, identità, sopravvivenza. Chi controlla le risorse alimentari può infatti controllare la stabilità di intere regioni del globo e questo è stato evidente con episodi di storia recente, come le guerre del grano e gli embarghi. In questo scenario, i semi diventano una risorsa strategica.

Il Seed Vault rappresenta, inoltre, una forma di diplomazia agricola: ogni Paese può depositare i propri semi, che restano di sua proprietà e nessuno può accedervi senza autorizzazione. È un gesto di fiducia reciproca, raro e prezioso, che rafforza la cooperazione internazionale anche in tempi di tensione. Il Trattato delle Svalbard del 1920 inoltre, garantisce l’accesso a tutti i Paesi firmatari, rendendo l’arcipelago una zona di cooperazione internazionale.
D’altra parte, la “cassaforte” ha già dimostrato la sua utilità geopolitica: nel 2015, l’ICARDA (Centro Internazionale per la Ricerca Agricola nelle Aree Aride) ha ritirato semi depositati a Svalbard dopo che la guerra in Siria aveva reso inaccessibile la sua banca genetica ad Aleppo.

In un clima di sempre maggiore tensione internazionale, le Svalbard sono un luogo unico: politicamente stabili, geograficamente isolate, naturalmente fredde. Il permafrost aiuta a conservare i semi anche in caso di guasto elettrico.
Il Vault è costruito per resistere a disastri naturali, guerre, sabotaggi e crisi energetiche. È un bene comune globale, un’assicurazione sulla vita per l’agricoltura mondiale. In un mondo segnato da crisi ambientali, conflitti e instabilità, il Seed Vault rappresenta un patrimonio strategico per la sicurezza alimentare del futuro. Non è solo un deposito: è un simbolo di resilienza e cooperazione globale.

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The Svalbard Global Seed Vault: Protecting Crop Diversity


https://www.fao.org/plant-treaty/areas-of-work/the-multilateral-system/svalbard/en/

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Luca Galantini,
Marco Maldera

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